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Inna L’vovna Lisnjanskajadieci poesie (1971-2004) |
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traduzione dal russo di Fiornando Gabbrielli |
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*** Nulla dalla memoria Malata è cancellato. Non mi seguire, caro, Non venir dietro a me. Pericolo – incontrarsi, Lo stesso guaio abbiamo, Angioletto mio bello Uscito di cervello. Nello scialbo ospedale Dove noi c’incontrammo Il fischio del diretto Passava sull’inverno. Il battere delle ore, l’incessante Gazzarra di cornacchie – Tutto – d’un altro mondo Mi sembrò allora, là. Ma fu una storia vera Quaranta giorni in fila Per me il tuo malinconico, Rasserenato sguardo. 1971 *** Alla Cvetaeva Leggero è il tuo postumo letto, La morte non occupa tempo, Con calma si riflette sulla vita: Un genio nasce per cantare inezie, Un’inezia – per calpestare un genio. 1974 *** Io dello spino e tu del lauro vittime Siamo, e non c’è da vergognarsi a ammetterlo, A guardar fisso negli occhi del tempo, - Che il Tabor è finito come il Golgota. Giovani siamo, in quanto troppo antichi. Per prima cosa, non terreni colpi Patimmo dalla sorte. E poi le vittime Troppo poco tra i vivi son lasciate Dalla superna mano. 1997 *** AMORE Non nell’eden, ma nel caos Per me un buco fu trovato. Presa in una ragnatela Guardo attraverso il vetro della pioggia Il bosco e i nidi vicini, Il tuo stare lì seduto. Ascolto le ultime notizie Come mille anni fa. E di nuovo la morte è presagita Come mille anni dal momento che Non da uccello, ma da donna Sono entrata in casa tua... 2001 *** Sono arrivata a spopolarmi l’anima, Al limite di quando non c’è più Difficoltà biografica che in pratica Valga più d’un cinquino, E senza smorfie d’ironia vien voglia Di ricordar la vita, nel partirsi Dal mondo, e un punto - dopo un dattilo rimato - Mettere a mo’ di fibbia per la pioggia. 2001 *** Quanti anni ha quest’aluccia, Quest’aluccia dalla pupilla azzurra, - Prima ancora d’amare la bellezza L’avevo catturata col retino. Non lo sapevo, certo, non sapevo Che Psiche trema, presa nella rete, - E sulle dita il polline restava Nel mio pugnetto di cinquenne. Non lo sapevo, no, che si moriva, E non immaginavo certamente Quanto duri di cuore si possa essere Nel nostro previdente nonsapere. 2002 *** Alla mia metà morta io scrivo lettere. Oggi è su come la memoria avvolga In una ragnatela i nostri giorni. Molto ci hanno insegnato i ragni, ammettilo – A tesser trine e reti per la pesca, A legar filamenti nelle lampade, A connetter lontani mondi in internet, Ma una rete di tutti a me non còmoda. Palpita nella tela delle piogge Autunnali il fogliame, come il mio Incerto polso in quella dell’angoscia, Del ricordo, che a te schiavo appartiene – Così ricorda solo un bimbo o un vecchio. 25 settembre 2003 *** In mezzo alle domestiche galassie Non sai se sono erbacce o stelle a splendere. Solo che, vecchio mio, da bere A noi ormai non ce la danno più. Non ci rodiamo, noi, con la coscienza, Un fior di campo è il nostro dono, semplice: E’ il dono di parlare della vita E pure della morte, per inciso. Becca il tuo grano tu, vola, cinguetta! Del mio dolore non ti dar pensiero. Sul mio amore sconfinato Si leva un giorno sempre differente. 9 ottobre 2003 *** Te, che da un’umida Cenere mi creasti, io canto! Te, che da tante Paure mi salvasti, io canto! Te, che mi desti per terrena grazia Una modesta casa, io canto! Te, che a un destino libero Da pregiudizi mi chiamasti, io canto! 19 ottobre 2004 *** La vita Sì, caro il mio antipatico, Così è la vita: Si scordò di me l’amore, E io di lui. E’ stupido il destino, Proprio non vale un cavolo. Di me si scordò il Verbo, E io delle parole. E un sospiro che ho, di gloria, Per me è un pugno nello stomaco. Cristiddio m’ha abbandonato, E io gli altri. 2006 |