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Note
biografichedi Paolo Galvagni, tratte da www.culturagay.it,
edite originariamente in Babilonia
Sofija Jakovlevna Parnok nacque nel 1885 a Taganrok (Mar
d'Azov) in una famiglia di origine ebraica.
La morte della madre e il secondo matrimonio del padre resero insopportabile la
vita nella casa paterna e nella cittadina natale. Motivo di ulteriore
incomprensione e distacco dalla mentalità provinciale fu l'omosessualità, di
cui ella sin dalla prima giovinezza non fece mistero.
L'amore per la poesia fu una scoperta precoce. I primi versi risalgono agli anni
del ginnasio.
Terminati gli studi, partì per l'estero. Negli anni 1904-1905 viaggiò tra la
Svizzera e l'Italia.
Nei primi anni del secolo sperimentò molto. Nel 1906 pubblicò le prime poesie
su riviste. Si mise alla prova in vari generi: poesie e poemi, favole e
racconti, articoli di critica, pieces e libretti per opere. Purtroppo molti di
questi testi sono andati persi.
Al settembre 1907 risale il matrimonio con V. Volkenštejn, critico letterario e
poeta. Uomo colto e raffinato, ebbe un'enorme influenza sulla poetessa: guidava
le sue letture, discuteva con lei dei nuovi componimenti, la indirizzava verso
redazioni di riviste. Ma ben presto iniziarono i dissapori e i due si
separarono dopo pochi mesi.Uno degli avvenimenti principali fu l'incontro con
Marina Cvetaeva nel 1914. Nacque un rapporto intenso e
burrascoso. La Cvetaeva la descrisse come donna fatale: una "giovane
tragica Lady", che ricordava "tutte le eroine shakesperiane". Le
dedicò il ciclo "Podruga" [Amica], che per molti anni non fu
pubblicato in Russia.
Nel 1916 la Parnok pubblicò "Stichotvorenija" [Poesie], la
sua prima raccolta.
L'estate dell'anno dopo lasciò Mosca per Sudak, Crimea, dove trascorse cinque
anni. Tra i motivi della partenza v'era la salute: era affetta da tubercolosi
polmonare.
Il soggiorno in Crimea fu molto duro (la guerra civile, gli assedi, la fame), ma
rappresentò comunque un periodo di intensa attività letteraria. Frequentò
saloni letterari, incontrò pittori, compositori, letterati. Qui scrisse alcune
tra le liriche migliori e il libretto d'opera "Almast", basato su una
leggenda armena.
Dopo il ritorno a Mosca, pubblicò le due raccolte "Rozy Pierii"
[Rose di Pieria] (1922) e "Loza"
[Vite] (1923).
Le
raccolte "Muzyka" [Musica] e "Vpolgolosa"
[Sotto voce], uscite rispettivamente nel 1926 e 1929, passarono praticamente
inosservate.
Nella seconda metà degli anni venti la Parnok si dedicò molto alla traduzione,
che diventò il suo unico mezzo di sostentamento. Non era più in grado di
lavorare. Tradusse autori francesi: Barbus, Marat etc.
Tra la fine del 1931 e il 1932 avvenne l'incontro con Nina Vedeneeva, che
illuminò gli ultimi anni di vita, resi tetri dall'aggravarsi della malattia e
dall'isolamento. A lei la poetessa dedicò i due ultimi cicli "Bol'šaja
medvedica" [Orsa maggiore] e " Nenužnoe dobro
" [Bene inutile], che rimasero inediti.
Morì nel 1933 a Karinskoe, nei pressi di Mosca, dove trascorreva l'estate.
Triste il destino di questa poetessa: fu pubblicata poco, fino ad essere
emarginata dalla scena letteraria. Dopo la sua morte non si conservò memoria di
lei nell'URSS. Solo le pazienti ricerche della filologa Sofija Poljakova
(1914-1994) hanno impedito che andassero perduti i testi e i manoscritti della
poetessa. A metà degli anni '70 la studiosa raccolse le poesie della Parnok in
un volume, pubblicato negli USA (Ardis, 1979). L'edizione russa è apparsa solo
nel 1998.
“Una bimba impacciata mi sembrasti” (ne "Il ciclo "L'amica" e altri versi" di M.Cvetaeva)