|
|
RUSSI, INEQUIVOCABILMENTE |
Non so se un italiano o un inglese in giro per lEuropa sia in grado di riconoscere,
fra le tante persone che gli capita dincontrare, i suoi connazionali; se riesca
cioé ad individuarli da un semplice sguardo, dal modo di atteggiarsi, da come parlano fra
loro. Per quanto mi riguarda, so che sono in grado di riconoscere una persona che provenga
dalla Russia immediatamente e senza possibilità di errore. Vi è qualcosa nello sguardo
delluomo russo che mi risulta così familiare da permettermi di riconoscerlo fra
tutti gli altri europei
Spesso mi sono
domandata che cosa distingua un russo da un italiano, oppure da un tedesco.
Allaeroporto internazionale di Roma-Fiumicino ho individuato dei russi semplicemente
dalla loro maniera di porsi, da unocchiata, addirittura dal modo in cui stavano lì
in attesa o trafficavano attorno alle loro cose. Ricordo che una volta era proprio
allaeroporto di Roma mi si avvicinò una donna senza dire una parola. Ma io
capii che era russa semplicemente da come se ne stava là. La stessa cosa dovette accadere
anche a lei, perché dopo qualche minuto attaccò discorso in russo. Non le era neanche
passato per la mente che potessi essere, tanto per dirne una, italiana. Eppure il nostro
incontro era avvenuto in Italia, e non in Russia!
Lo sguardo
delluomo russo
vi è in esso qualcosa di inconfondibile! Ha sempre qualcosa di
preoccupato, se non di angosciato. E probabilmente questo il primo tratto che ci fa
diversi da chiunque altro. Abituati a quella che chiamerei una permanente instabilità, i
russi provano un continuo senso di sfiducia nel futuro: e ciò indipendentemente dalla
loro condizione sociale e materiale. Permane nel loro subcosciente una sensazione di
inquietudine, dansia, di paura che si trasmette di generazione in generazione.
Soltanto nellultimo secolo, i russi hanno dovuto sperimentare due guerre mondiali,
una rivoluzione, le purghe staliniane, poi la perestrojka; il completo annientamento della
fede religiosa in cui si riconoscevano, e la sua rinascita. Tutto questo non può non
riflettersi sulle persone, tutto questo è percepibile nello sguardo delluomo russo.
Egli ha poi anche
unaltra caratteristica: la sua netta e tuttora palese propensione al collettivismo.
Spesso il russo non può permettersi di essere semplicemente se stesso, per quello che è.
Non può non fare i conti con gli altri, e ciò rappresenta per lui un fardello ulteriore.
Ha paura dellindividualità, a causa dellindividualità è stato spesso e
severamente punito nei lunghi anni del potere socialista sovietico. Perciò è come se
luomo russo sentisse su di sé una sorta di sguardo perennemente indagatore, e di
conseguenza cerca di conformarsi allidea che il mondo ha di lui. Quando aspetta, non
è che aspetti semplicemente. Anche se sta seduto in poltrona dentro una sala
dattesa o chiacchiera con un amico, ha nel contempo la preoccupazione di come lo sta
facendo, di come sta seduto, del modo in cui sta chiacchierando
Inoltre, la
vecchia Russia zarista e poi quella sovietica si sono contraddistinte per una sorta di
fanatismo , una megalomania imperiale che si è tramandata per generazioni
come unautentica tara ereditaria e nel corso dei secoli ha pesantemente segnato gli
uomini che sono vissuti in Russia. Ogni russo considera se stesso non soltanto una
persona, bensì una grande persona: lidea di impero lo ha costretto a pensare in
questo modo. Laria del paese per secoli è stata intrisa di una diffusa mania di
grandezza. Lessere i primi nel lavoro, nella conquista dello spazio, nella
potenza militare, nello sport era considerato dovere di tutti e di ognuno.
Così, a differenza
della maggior parte delle scuole dEuropa e dAmerica, i ragazzini russi
studiano una quantità enorme di materie le più disparate, dai romanzi di Dostoevskij
agli elementi di matematica superiore, dalle leggi della fisica alla chimica e alla
biologia: e ciò semplicemente perché uno studente russo deve obbligatoriamente sapere
tutte queste cose! Saperle tutte e alla perfezione
(Vero è pure che
negli ultimi anni, dopo la perestrojka, sta cominciando a crescere una generazione che
ignora di cosa significhi studiare realmente: ma non possiamo trattare qui
questargomento poiché meriterebbe una riflessione a parte).
Peraltro non tutti i
ragazzi russi proseguono negli studi, non tutti sono destinati a diventare grandi
scrittori o scienziati eminenti. Ma provate a pensare cosa significhi per un giovane
trovar lavoro come semplice impiegato o conducente dautobus dopo che si è stati
imbottiti di una massa di nozioni assolutamente spropositata, e per di più con
lidea di essere il figlio o la figlia di un grande paese
Una occupazione come
quella sopra nominata sarà vissuta come uno scacco, una fallimento personale, una specie
di tragedia esistenziale. Il peso della
grandezza impedisce alla persona di vivere tranquilla e felice, contentandosi di ciò che
è. Naturalmente, si tratta di un malessere che si annida nei più fondi recessi
dellanimo e che si manifesta in alcuni casi con maggiore virulenza, in altri meno.
Permane tuttavia ancor oggi come caratteristica delluomo russo, e si manifesta nel
suo costante tentativo di distinguersi dagli altri, di stupire, di far colpo: vuoi con la
ricchezza o la bellezza, vuoi anche solo con unincredibile sfacciataggine o, peggio
ancora, ubriacandosi di continuo.
Distinguere uno straniero a Mosca da un russo, è facile, così come risulta semplice
riconoscere un provinciale russo che si trovi nella capitale da un moscovita.
Nell'espressione dell'autentico provinciale, proveniente da posti tipo i dintorni di
Jaroslavl o Novgorod, immancabilmente si presentano elementi quali ingenuità, stupore e
una certa insicurezza di sé, che talvolta tenta di celare ostentando maniere rudi,
baldanza o persino sfacciataggine. Il suo sguardo, che esprime calore e bontà interiore,
spesso riflette anche una scaltra mente di campagna quando, come dicono in Russia, sa il
fatto suo, con una tale malizia negli occhi...: " Certo, siamo dei provinciali e non
lo neghiamo, ma conosciamo il nostro valore e non lasceremo che qualcuno ci
abbindoli". Ma più spesso in quelle espressioni vi si scorge franchezza e
semplicità a volte frenata da timore e diffidenza. Il provinciale è immancabilmente
diffidente, come se si trovasse di continuo nello stato d'animo della sentinella al posto
di guardia, in tensione per l'attesa di una qualche improvvisa insidia. Ecco che in ogni
straniero questo provinciale vede una spia e se questo forestiero è per di più un
giornalista o un militare di professione, allora non ci sono dubbi in merito. Ma se questa
fiducia del provinciale si riesce a conquistarla, allora diventa sconfinata e senza
riserve. Una volta che ha superato la sua diffidenza, il russo si fida ormai in tutto e
per tutto. Il suo animo, come dicono in Russia, si rivela proprio come una terra vergine
dissodata e non è poi difficile nemmeno fargli del male a questo punto, diventa semplice
perfino offenderlo. Praticamente è ora come nudo, indifeso di fronte alla slealtà umana.
E' per questo che conviene avvicinarsi al provinciale russo con particolare tenerezza e
attenzione.
(Traduzione di Gianni Piovano.)