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Un monastero russo a Roma |
di Luigi Novelli
A Roma, in una località un
po’ fuori mano verso una campagna
ancora ricca di alberi e prati che
resiste all’aggressione del cemento, a sud -ovest, tra l’Aurelia antica e la
Pisana, c’è un luogo della
spiritualità cristiana poco conosciuto e non segnalato da
guide turistico-religiose.
Una piccolissima comunità di religiose russe,
raccolta in una casa modesta che anche passandoci davanti
non si direbbe un luogo di preghiera.
Dietro la fondazione
del monastero ci sono i nomi eccellenti di una Chiesa appena uscita dalla
seconda guerra mondiale e che si ritrova di fronte, più potente di prima, uno
Stato che faceva dell’ateismo la sua ragione spirituale.
Sono i nomi della storia moderna della Chiesa: il cardinale Tisserant, il
cardinale Coussa, Papa Pio XII, Papa
Giovanni XXIII.
A raccontarla
fino in fondo, tutta questa storia, ci sarà tempo, qui mi basta rimediare ricordando che cinquant’ anni fa quattro suore
russe diedero vita ad una esperienza monastica in tutto e per tutto di tipo
orientale e tuttavia cattolica.
Questa comunità non nasce per ridisegnare una nuova esperienza uniate
con finalità di proselitismo, ma come un luogo solitario di preghiera nel quale
adempiere all’esortazione mariana
di Fatima di pregare per la Russia.
Fatima, la Russia e papa Wojtyla, in questo
triangolo sembra scritta tutta la
storia di questo pontificato tuttavia non si va al monastero
russo della Pisana per cercare conferme a questa tesi, ci si va alla
scoperta del bello.
Si
entra nel monastero per un cancello
corroso dal tempo- ma presto sarà rinnovato-, assenti sono i segni esteriori
del culto.
Qui tutto è povero e nobile nello stesso istante, si sente che il superfluo,
l’abbondanza del nostro vivere qui ci lasciano per sempre.
La scelta umile della povertà, del distacco dal possesso delle cose terrene non
è sublimata nell’alterigia o nel fanatismo delle scelte estreme. Qui tutto è
lieve.
Infiniti concetti che sorreggono la storia dell’arte come
l’infinito interpretato dal
gesto artistico che l’artista vorrebbe imperiosamente raccogliere dentro uno
spazio definito, spesso circoscritto da una cornice -
forse è per questo che nelle icone le aureole e le figure dei santi
escono dai confini fisici tracciati sulla tavola.
Ma l’arte è anche anticipazione futura, visioni su un mondo in divenire,
sguardo su altri mondi che non si svelano alla visione sensibile dei nostri
occhi.
E qui, nel piccolo quadrato russo della Pisana, si
esperimenta questa verità.
L’arte ci fa vedere ciò che
da soli gli occhi non potrebbero
mai vedere e non potremmo mai
capire, l’arte trasfigura la realtà e come la lente scura ci permette di guardare la luce abbagliante e altrimenti
accecante del sole.
Nella piccola cappella volta ad oriente del monastero russo della Dormizione di
Maria (Uspenskij in russo) queste
lenti sono le icone.
Non si può descrivere solo con le parole la bellezza di questo luogo.
Il
monastero prende il nome da un racconto apocrifo sulla ascensione in cielo di
Maria , detta della Dormizione in russo.
L’icona della Dormizione è
posta alla sinistra della “Porta Regale”. In essa, l’iconografo, per
raccontare l’attimo supremo del transito di Maria al nuovo mondo, come
previsto dai canoni della antica tradizione,
ha riunificato tutti i tempi e i diversi momenti della narrazione.
Al centro, in basso, è accesa una candela, simbolo del mistero, inintelligibile
per la mente umana, delle verità divine.
La cristianità orientale non
specula i misteri divini per darne una spiegazione possibile, spesso
comprensibile alla mente umana attraverso la filosofia. Parafrasando la famosa
poesia di Tjutcev sulla Russia, la
fede, per l’oriente, non è comprensibile con l’intelligenza ma nella fede
si può soltanto credere.
Nella piccola cappella dell’Uspenskij
dove lo spazio è tutto escatologico e interamente rivolto all’attesa
messianica, si percepisce questa dimensione dello spirito come una presenza di
antiche verità che interrogano al nostra mente e la
turbano.
Si può andare all’Uspenskij fondamentalmente
per riconoscere la Chiesa ma ancor più il cristianesimo che la Chiesa
d’occidente da sola non riesce a
far respirare liberamente, con tutti e due i polmoni.
Una giovane suora vi offrirà del tè e, se
lo desiderate, vi introdurrà nella
piccola cappella alla conoscenza delle icone, la loro storia, il loro
significato, i loro autori, spesso grandi iconografi amici dell’arte e della
Russia.
La teologia della bellezza
dell’arte iconografica russo-bizantina vi farà conoscere le pagine più
significative della grande narrazione cristiana, i sui misteri
e le sue attese, le feste e i silenzi.
Roma, maggio 2005