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La riforma universitaria: che fine farà il russo? |
La recente riforma universitaria ha creato molti malumori tra gli slavisti, soprattutto sembrerebbe fra i russisti. La situazione è sicuramente complessa e ancora in evoluzione. Per chi volesse approfondirla dal punto di vista docente, mettiamo a disposizione la relazione del prof. S. Garzonio, presidente dellAssociazione Italiana Slavisti e, in apertura, un breve commento che il professore Guido Carpi dellUniversità di Pisa ci ha fatto arrivare.
Si ha limpressione di trovarsi davanti non solo a problemi di natura organizzativa ed interni, ma a qualcosa che può ripercuotersi direttamente sullesistenza stessa dellinsegnamento della Lingua e letteratura russa in Italia. In questo senso saremo grati a quanti vorranno fornirci elementi e considerazioni utili ad una comprensione di quanto sta o potrà accadere. Il dialogo è aperto.
La situazione della Slavistica nell'Universita' italiana e' effettivamente abbastanza ambigua: il fatto che tutte le discipline afferenti siano comprese sotto la stessa dicitura causa grande caos nell'assegnazione delle cattedre e nella delimitazione delle diverse aree (mettere insieme russisti, polonisti, boemisti, filologi, etc. e' un po' come se i germanisti, gli scandinavisti e gli anglisti fossero raccolti sotto la medesima dicitura). In piu', la Slavistica e' ancora organizzata in modo discontinuo. Per quanto riguarda la riforma universitaria in generale, e' un discorso abbastanza complesso che io per fortuna conosco abbastanza bene essendomi dato da fare in commissione.
Non posso, ad esempio, non rilevare come il drastico taglio dei crediti di letteratura (a favore, oltretutto, non tanto della lingua, il che sarebbe stato parzialmente condivisibile, ma di una stravagante macedonia di discipline: filosofia, storia dell'arte, storia, geografia, filologia, ermeneutica, tutte insensatamente spezzettate in pillole) slega definitivamente la nostra attivita' di ricerca da quella didattica, essendo quest'ultima limitata alle basi fondamentali. Forse le cose miglioreranno un po' quando partira' il biennio di specializzazione, ma non vorrei che anche lo spezzettamento proseguisse, a detrimento della specializzazione stessa.
prof. Guido Carpi
Testo della Relazione Letta dal Presidente Stefano Garzonio alla Assemblea della Associazione Italiana Slavisti.
La pubblicazione della bozza relativa alla definizione delle Classi delle
lauree specialistiche universitarie ci offre lo spunto per una disamina più articolata
della riforma universitaria in atto per quanto concerne le discipline slavistiche.
E
proprio su questo tema ritengo opportuno indirizzare il dibattito della nostra assemblea,
non prima però di aver fatto rilevare alcuni momenti, a mio parere decisivi, inerenti, da
un lato, alla filosofia che anima la riforma in atto e, dall'altro, a quello che è il
ruolo della nostra libera associazione di studiosi e docenti.
Chi abbia letto il Regolamento recante norme concernenti l'autonomia
didattica degli atenei emanato con decreto 3 Novembre 1999 n. 509 e
pubblicato sulla GU n.2 del 4 gennaio 2000, vale a dire il decreto che
sancisce l'autonomia universitaria, avrà certamente afferrato il principio
centrale del decreto e dunque della riforma.
Accanto alla definizione dei nuovi parametri che regoleranno la nostra
futura attività univeritaria, dalle Classi di corsi ai Crediti formativi,
il punto saliente del documento è costituito dal ruolo, io direi, quasi
totalizzante, attribuito ai singoli atenei nell'attuazione della riforma.
Mi riferisco agli articoli 11 (Regolamenti didattici di ateneo) e 12
(Regolamenti didattici dei corsi di studio). In essi di fatto si prevede di
demandare ai singoli atenei l'organizzazione concreta dei nuovi corsi
universitari dei vari livelli, lasciando al Ministero e agli altri organi
centrali i compiti di supervisione.
Gli organi centrali avranno così il
fine di armonizzare e di interconnettere le varie esperienze piuttosto che quello di
dirigerle in senso centralistico. Certo esistono alcuni
ragionevoli limitazioni (in particolare il valore dei crediti e gli
obiettivi formativi generali), ma nel suo complesso l'amministrazione della formazione
universitaria ai vari livelli subisce un trasferimento generale dal centro alla periferia.
E' mia opinione che l'Associazione Italiana degli Slavisti debba avere
nell'ambito della vita didattica e scientifica della Slavistica italiana un
ruolo di coordinamento, di informazione e di proposizione, senza potersi in questo
sostituire al corpo docente universitario slavistico ufficialmente inteso. E tale
prospettiva diviene ancora più evidente oggi, in relazione alla riforma universitaria,
che dovrà vedere ogni singolo docente di discipline slave impegnato presso la propria
sede universitaria nelle varie fasi di stesura degli ordinamenti didattici nel regolamento
didattico del proprio ateneo.
Questo è un passaggio obbligato che discende dalla
filosofia che, come ho già notato, anima la riforma in atto. L'AIS non potrà intervenire
nelle singole sedi, non ne ha né gli strumenti, né le
competenze. L'AIS rimarrà sempre a disposizione di tutti i docenti
slavisti, soci e non soci, per un'azione di supporto, di collegamento tra
le varie esperienze locali e, naturalmente per portare avanti quelle
richieste e rivendicazioni che via via si renderanno necessarie.
In questa prospettiva,
l'AIS si è già mossa e ha già elaborato una sua strategia che discende, ovviamente,
dalle indicazioni emerse nel corso delle riunione dello scorso 30 Novembre 1999, ma che
poi si è ulteriormente puntualizzata nel corso degli ultimi mesi, specie alla luce dei
nuovi documenti emanati dal MURST, dal CUN e da altri enti e associazioni universitarie.
Di tutto ciò renderò conto tra breve, ma non prima di aver brevemente
introdotto tutta una serie di informazioni e considerazioni relative alla riforma e che,
lo ripeto, vi prego di recepire alla luce di quanto sopra espresso sul carattere generale
della riforma e sul ruolo dell'AIS.
Come è noto, in data 15 Dicembre 1999 il MURST ha trasmesso al CUN per il prescritto
parere lo schema relativo alla Definizione delle Classi delle lauree universitarie, cioè
il documento relativo ai corsi di studio del primo livello (Triennio).
In data 13 Aprile 2000 è stato invece trasmesso lo schema relativo alla definizione delle
Classi delle lauree specialistiche universitarie, cioè il documento relativo ai corsi di
studio del secondo livello (Biennio).
Contemporaneamente è stata portata avanti la definitiva stesura delle
declaratorie corrispondenti ai singoli raggruppamenti e dunque anche al nostro Slavistica
L-LIN/21.
In pratica ci troviamo di fronte ad uno schema generale della riforma che ha come sua
impalcatura organizzativa il già ricordato decreto del 3 Novembre 1999. A questo si
aggiunga anche un appunto di lettura che il Ministro ha accluso allo schema relativo al
Biennio e che costituisce un sussidio non indifferente per comprendere nei particolari le
regole generali di funzionamento del nuovo meccanismo didattico, dalla definizione delle
Classi, a quella degli obiettivi formativi e delle attività formative, dalla descrizione
del meccanismo dei crediti universitari alla illustrazione dei prospetti delle classi.
Certo è che tutti i docenti, e dunque anche noi slavisti, saremo chiamati a rivedere i
nostri programmi di insegnamento, probabilmente a rimeditare le metodologie applicate. Un
punto evidente che discende dai principi di funzionamento esposti nei vari documenti
ufficiali è che la collaborazione tra i docenti e il collegamento tra i loro programmi
dovranno essere sempre più stretti, questo anche al fine di organizzare in modo congruo
ed efficace la distribuzione dei carichi didattici.
La necessità di quantificare in modo
abbastanza preciso il monte ore del cosidetto insegnamento frontale per corsi in relazione
al numero dei crediti prescrive particolari accorgimenti nella stesura dei programmi dei
vari docenti di materie affini che dovranno acquistare una maggiore articolazione e
armonizzazione con l'eventuale introduzione di forme modulari d'insegnamento, ecc.
Ed ancora, l'esigenza di articolare e armonizzare i propri programmi non può essere
limitata ai docenti dei singoli atenei (fermo restando,
certamente, che i singoli atenei potranno attribuire entro il limite del 20
per cento un diverso valore ai crediti e variare sulla valutazione dello
studio personale e sulla definizione delle attività formative), ma dovrà
coinvolgere tutti i docenti di slavistica italiana (e non solo, laddove si
creino le basi per la cooperazione con università straniere).
In questa
fase, credo, l'AIS potrà svolgere un utile ruolo di collegamento e un
utilizzo sempre più diretto della pagina WEB potrà offrire la possibilità
ai vari colleghi di verificare gli orientamenti e le scelte operate in
campo slavistico negli altri atenei italiani. Insomma il ruolo dell'AIS, se
mi concedete questa definizione, potrà e dovrà essere "ipertestuale".
Ma torniamo concretamente alla riforma e, in particolare, al primo livello.
Lo studio dei documenti relativi al triennio ha certamente portato lo
scompiglio tra i colleghi che ne hanno preso visione.
La nostra attenzione si è concentrata su tre specifiche Classi:
III Discipline della mediazione linguistica
V Discipline Letterarie
XI Lingue e culture moderne
Proprio in queste classi, analoghe a corsi di laurea già esistenti e nei
quali sono compresi insegnamenti slavistici, abbiamo ritenuto opportuno verificare il
ruolo attribuito ai nostri insegnamenti nell'ambito del processo formativo prospettato. E
abbiamo subito rilevato gravi omissioni del nostro raggruppamento in ambiti che riteniamo
fondamentali per uno svolgimento ampio e coerente delle nostre discipline. Mossa dalla
preoccupazione di porre immediato rimedio alla situazione, il Direttivo dell'Associazione
ha contattato i nostri rappresentanti al CUN (Proff. Polara, Pettinelli Alhaique, Polvani)
e si è adoperata per correggere ed integrare il prospetto delle classi del primo livello
inviando alcune lettere al CUN e intervenendo anche alla riunione delle Consulte
Scientifiche presso il CUN.
Il Direttivo dell'Associazione ha ricevuto ampie rassicurazioni su un
pronto intervento sullo schema didattico generale e sulla reintroduzione
della Slavistica ove assente.
Il complesso rapporto tra CUN e Ministero e il progredire
per così dire a scatti e non in maniera progressiva della riforma non ci permettono
ancora di avere uno schema corretto della Definizione delle Classi relative al primo
triennio. E tuttavia, tenuto conto della filosofia decentratrice della riforma e della
libertà concessa alle singole sedi di organizzare i propri ordinamenti didattici
all'interno dei regolamenti didattici di ateneo, ritengo che la battaglia dovrà essere
condotta a livello locale perché nei regolamenti locali relativi alle tre Classi di primo
livello in oggetto venga inserita Slavistica in sintonia con la presenza degli altri
raggruppamenti relativi a Lingue e Culture Straniere e alle Filologie.
Insomma, ritengo
che il Ministero non opporrà certo il proprio veto ad un regolamento didattico che
preveda per la Classe III Discipline della Mediazione Linguistica la presenza di
Slavistica nell'Ambito Lingue di studio e culture dei rispettivi paesi dove al momento
essa risulta assente (con l'evidente teorica impossibilità di studiare, ad
esempio, la letteratura russa nel triennio per studenti impegnati ad
apprenderne la lingua!). E in aggiunta posso rassicurare ulteriormente i
Colleghi che da informazioni pervenutemi nelle Facoltà di Lingue che hanno già
cominciato la discussione relativa ai nuovi ordinamenti didattici i corsi di Lingua e
Letteratura Russa vengono trattati
in modo analogo a quelli delle altre Lingue e Letterature o come adesso si preferisce dire
"Lingue e Culture". Certo, non essendo lingua dell'UE, il russo avrà un ruolo
più limitato per l'oggettiva distribuzione di crediti presso le altre Classi di Laurea e
si può solo auspicare che le altre Lingue e Culture Slave i cui paesi sono ormai vicini
all'ingresso nell'UE possano ricevere un certo ragionevole incremento (ma anche qui il
lavoro dovrà essere svolto a livello locale!).
Questa in breve è la situazione nel triennio. Per quanto concerne invece le Classi delle
lauree specialistiche possiamo osservare una distribuzione più ampia delle nostre
discipline pur con alcune incongruenze e omissioni di una certa rilevanza.
In concreto abbiamo rilevato la presenza significativa di Slavistica nelle
Classi:
18 FILOLOGIA MODERNA
22 INFORMATICA PER LE DISCIPLINE UMANISTICHE
38 INTERPRETARIATO DI CONFERENZA
41 LINGUE E LETTERATURE MODERNE EURO-AMERICANE
42 LINGUE STRANIERE APPLICATE
43 LINGUISTICA
67 SCIENZE DELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI
104 TRADUZIONE LETTERARIA E TRADUZIONE TECNICO-SCIENTIFICA
Come ha rilevato il Collega Ivan Verc in un accorato messaggio al
Direttivo, già ad una prima disamina risultano alcune evidenti omissioni
che colpiscono le nostre discipline. Esse sono
Classe 41 - Lingue e letterature moderne euro americane
la slavistica (L-LIN21) e' assente nell'ambito: Metodologie linguistiche,
filologiche e glottologiche (presente invece filologia romanza e germanica)
Classe 42 - Lingue straniere applicate
L-LIN21 e' assente nell'ambito: Discipline culturali e letterarie (presente invece, per
esempio, letteratura francese, inglese, tedesca ecc.)
Classe 104 - Traduzione letteraria e tecnico-scientifica
L-LIN21 e' assente in ambito: Lessici disciplinari (presente invece, per
esempio, Letteratura spagnola, albanese, romena ecc.).
Ad un'analisi di tutte le Classi in questione risulta evidente che mentre
nel triennio Slavistica viene omessa nell'ambito degli insegnamenti di
cultura (e dunque letteratura), nel biennio le omissioni concernono
piuttosto la Filologia Slava.
Al momento il Direttivo non ha preso nessuna iniziativa presso il CUN
relativa a questa seconda bozza anche in attesadelle indicazioni che
emergeranno dall'Assemblea. Personalmente ritengo che anche in questo caso non si debba
eccessivamente drammatizzare la situazione, ma è anche ovvio che si dovrà intervenire in
modo coerente e collegato sia presso le singole sedi universitarie, sia in sede centrale.
A questo proposito, l'Associazione intende intervenire direttamente presso il Ministero,
rivolgendosi al Sottosegretario interessato alla riforma, ma solo su mandato
dell'Assemblea.
Intanto, e giungo qui alla conclusione di questa breve introduzione ai
lavori, mi sento di dover proporre quanto segue:
1) La creazione di una commissione di Colleghi attivi in sedi diverse che segua
l'evolversi della situazione presso le singole sedi universitarie. La Commissione in
stretta connessione con il Direttivo dovrà curare la diffusione quanto più veloce e
esauriente delle informazioni relative allo strutturarsi degli ordinamenti presso i
singoli atenei (potremo benissimo utilizzare il sito web dell'Associazione per una
maggiore visibilità e immediatezza delle notizie);
2) La creazione di un gruppo di lavoro che, pur alla luce della autonomia che caratterizza
il lavoro di stesura degli
ordinamenti presso i singoli atenei, si sforzi di definire in modo omogeneo il ruolo delle
discipline slave, i piani di studio, le metodologie, i sussidi didattici relativi al loro
insegnamento. Si tratta di un passo a mio avviso fondamentale non solo e non tanto per gli
insegnamenti di Lingua e Cultura che, bene o male, potranno modellarsi sugli orientamenti
scelti dalle altre Lingue e Culture, quanto per la Filologia Slava e le altre discipline
trasversali che evidentemente dovranno sforzarsi, da un lato, a ripensare il proprio ruolo
nel triennio, ma che dovranno, dall'altro, anche conquistarsi un maggiore spazio nel
triennio, specie in quelle classi, penso alla glottologia, alla linguistica, alla
paleografia, alle discipline storiche e a quelle filosofico-religiose, dove troviamo
regolarmente rappresentate le altre filologie (romanza e germanica).
3) In una prospettiva temporale più ampia l'Associazione è chiamata a
ripensare la situazione concernente la struttura del raggruppamento di
Slavistica (ora L-LIN/21) e a presentare proposte di modifica e
integrazione agli organi competenti (CUN e Murst).
prof. S. Garzonio.