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Una perestrojka anche per lAmerica |
Attento, ponderato, difficilmente diretto, anzi alle volte un po
dispersivo nei suoi interventi. Ma sempre dallampio respiro, dalla politica che sa
vedere oltre il contingente. Gorbaciov questa volta, in un articolo della
Rossijskaja gazeta, non può fare a meno di invocare per gli Stati Uniti una
riforma radicale, una perestrojka.
Quasi una beffa? No, una inevitabile necessità. E prima si attuerà meglio sarà per
tutti diciamo noi. Un muro ben più spesso di quello di Berlino attende di essere
abbattuto.
[ Nella prima parte dellarticolo Gorbaciov fa il punto sulla questione irachena e sottolinea la linea politica dello scontro scelta dal governo americano che sembra non voler far caso ai progressi delle ispezioni ONU e alla posizione di molti suoi alleati]
Il comportamento dellattuale
amministrazione americana, inspiegabile dal punto di vista politico ed anche da quello
semplicemente di una logica razionale, spinge a porsi la domanda se forse il problema non stia tutto nellIraq,
se lIraq sia soltanto una casuale vittima sacrificale, soltanto un pretesto; se
semplicemente qualcuno non stia coscientemente oltrepassando la soglia al di là della
quale ha inizio la destabilizzazione della situazione mondiale con lo scopo di arrivare ad
un nuovo ordine mondiale basato non sul diritto internazionale ma sulla forza. Sì, un
nuovo ordine mondiale è estremamente necessario. Ma lamministrazione USA sembra
pensare che esso debba essere appannaggio dellAmerica dove si porranno i suoi
interessi e gli interessi di tutti gli altri verranno ignorati. Ciò sarebbe un doppio
errore. In primo luogo è inaccettabile per principio che gli americani stessi decidano
quali siano gli interessi da difendere,
ritenendo la propria sicurezza un valore più grande di quella comune. In secondo luogo
questo approccio non è realistico. Washington può desiderare quanto vuole
linstaurazione di un tale ordine, ma ciò non è semplicemente possibile perché
tutto il mondo restante sarebbe contrario. E al posto della sicurezza gli USA ne
ricaverebbero ancora più pericoli. Vorrei ricordare allattuale presidente USA una
affermazione fatta da uno dei suoi predecessori già nel lontano 1963, John Kennedy:
se pensate che la pace che verrà sarà la Pax Americana, vi sbagliate.
O sarà una pace di tutti continuò - o semplicemente non ci sarà.
Parole profetiche. Ma negli ultimi tempi in America sempre più spesso si sentono
dichiarazioni del tutto contrastanti con la saggezza di questi pensieri. In particolare:
il XX secolo è stato il secolo americano? Anche il XXI dovrà diventarlo. Il problema è:
resterà spazio per gli popoli e per gli altri paesi? In quale secolo si realizzeranno gli
interessi e i progetti dei figli e dei nipoti di questultimi? Anche in America molti
comprendono che tali pretese sono semplicemente irrealizzabili. Ma allora cosè che
spinge lattuale amministrazione americana a muoversi in questa direzione. Mi è difficile togliermi dalla testa lidea che le
cause della guerra debbano essere cercate non in Iraq ma nella difficile situazione di
crisi venutasi a creare negli stessi Stati Uniti. Non ho intenzione di dipingere uno
scenario apocalittico. Ma non può non preoccupare tutti noi, e quindi anche gli stessi
americani, quella profonda frattura che ha gia avuto inizio e che può condurre alla
distruzione degli esistenti istituti internazionali di cooperazione. Non ci saranno
cambiamenti finché la stessa America non inizierà a riflettere sul modello di crescita
economica e sociale che si è scelta, finché non si sforzerà e non guarderà al mondo
con più realismo. In altre parole anche lAmerica ha bisogno di una profonda
perestrojka.
dalla "Rossijskaja gazeta" del 14/2/2003
traduzione a cura della redazione di Russianecho.