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I MANDANTI DI BESLAN |
I tristissimi e angoscianti
fatti di Beslan ci hanno posto a tutti delle domande. Dei perché laceranti: come si può
arrivare a tanto?
Abbiamo aspettato qualche giorno prima di dire anche noi la nostra. Adesso lo facciamo,
proponendovi questa fredda ma lucidissima analisi di Giulietto Chiesa. Forse il noto
giornalista si sbaglierà nelladditare il nome di qualche potente dentro e fuori la
Russia, ma la sostanza dal 1991 ad oggi rimane la stessa e cioè che cè chi
lavora allo sfaldamento della Russia, a fargli dimenticare una volta per
sempre di essere stata grande.
Fanno un po sorridere certe analisi di politici e osservatori che in questi anni
hanno invitato e invitano la Russia a guardare con fiducia allOccidente, dal quale
nulla deve temere
. la guerra fredda è finita
Balle!
Sarà finita quella fredda, ma è iniziata quella vera, quella asimmetrica, fatta di
attacchi solo apparentemente non riconducibili alla Russia in quanto tale.
I modi di Putin potranno non piacere (e non ci piacciono), ma non cè dubbio che la
Russia sia attualmente un colabrodo e questo può piacere solo a chi non la ama.
di Enrico Piovesana
Nei suoi articoli e nelle sue interviste di questi ultimi giorni
sulla tragica vicenda di Beslan lei ha sostenuto che dietro il sequestro della scuola non
ci sarebbe solo lala fondamentalista del separatismo ceceno, quella che fa capo a
Shamil Basayev, e che tantomeno sia il caso di tirare in ballo al-Qaeda. Ci può spiegare
meglio quali sono secondo lei i mandanti occulti di quella azione terroristica?
Che gli esecutori materiali del sequestro facciano capo al fanatico leader integralista
islamico ceceno Shamil Basayev non vè alcun dubbio. Ma dietro di lui non cè
la rete terroristica internazionale di Osama Bin Laden, come affermano sia il Cremlino che
i media occidentali...
Dietro a Basayev cè, come cè sempre stato, un uomo potentissimo e
temibilissimo: Boris Berezovsky, il gran capo dei cosiddetti oligarchi
anti-putiniani, che dal suo dorato esilio londinese guida una guerra senza quartiere
contro luomo che lui stesso ha contribuito a mandare al potere e che poi, una volta
al Cremlino, lo ha tradito.
Potrebbe ricordarci chi è questo Berezovsky, comè evoluto il suo rapporto con
Putin fino a diventare così tremendamente conflittuale e quali legami ci sono tra lui e
Basayev?
E una storia un po complicata, ma merita di essere ripercorsa. E la
storia stessa della Russia di oggi e del durissimo scontro di potere che la sta
dilaniando, quella che vede da una parte Putin e la sua corte di ex agenti del Kgb
nostalgici dei tempi andati e fedeli allo spirito della Grande Russia, e
dallaltra Berezovsky e gli altri oligarchi e mafiosi russi arricchitisi
nellera Eltsin. Unèlite tradizionalmente filo-occidentale che dopo un
decennio di potere assoluto pensava di poter rimanere sulla cresta dellonda anche
con Putin.
E invece avevano fatto male i conti?
Sì. Questi ricchissimi e potentissimi signori, appoggiati da chi in Occidente voleva che
la Russia divenisse un ricco mercato rimanendo però politicamente debole e inoffensiva,
pensavano di poter manovrare Putin come avevano fatto con Eltsin, continuando a fare
affari doro e a farli fare ai loro amici occidentali. Per questo Berezovsky,
arricchitosi illegalmente con la privatizzazione della compagnia aerea Aeroflot e con la
televisione di Stato russa Ort, fece di tutto nel 1999 per portare Putin al Cremlino. Fu
lui, come venne fuori in seguito da alcune intercettazioni telefoniche, a finanziare
lex agente segreto ceceno Shamil Basayev permettendogli di comprare le armi e le
connivenze adeguate per compiere, nellagosto 99, lincursione
guerrigliera in Dagestan che, assieme ai quasi contemporanei attentati di Mosca, fornì a
Putin il pretesto per scatenare la seconda guerra cecena. Una guerra che lo mise in luce
come il salvatore della Patria e che fu il suo trampolino di lancio verso il Cremlino.
Basayev era un agente dei servizi segreti russi?
Certo! Era un agente del Gru, il servizio segreto militare russo. La sua missione
principale in passato per conto del Cremlino era stata quella di sostenere la rivolta
separatista in Abkhazia (Georgia) allinizio degli anni Novanta e di dirigere poi gli
apparati di sicurezza della neonata repubblica indipendente dAbkhazia.
Ma torniamo a Putin. Cosa accadde tra lui e Berezovsky dopo il suo arrivo al Cremlino?
La riconoscenza di Putin, eletto trionfalmente come presidente di guerra, nei confronti di
Berezovsky durò molto poco. Il nuovo zar dagli occhi di ghiaccio non voleva essere un
fantoccio nelle mani degli oligarchi, dei mafiosi e dei loro amici occidentali. Il suo
programma fu chiaro fin da subito: restaurare la potenza della Grande Russia
accentrando tutti i poteri nelle sue mani e in quelle dei suoi fedelissimi, e dunque
togliendo di mezzo gli oligarchi. Il loro leader, Berezovsky, fu il primo obiettivo.
Larma usata, come avverrà anche in seguito (si veda il caso Kodorkovsky-Yukos), fu
quella giudiziaria. Accusato di corruzione per la gestione degli utili Aeroflot a
Berezovsky non rimase altra scelta: il carcere o lesilio. Scelse di fuggire a
Londra, da dove iniziò la sua guerra per abbattere colui che lo aveva tradito. Una guerra
combattuta con unarma già sperimentata: il sostegno al terrorismo ceceno.
Unarma cinica volta a destabilizzare la Russia e a dimostrare che Putin non è più
in grado di fare quello per cui era stato eletto: garantire la sicurezza dei russi. Una
spietata guerra per il potere combattuta sulla pelle della popolazione russa e di quella
cecena. Una guerra che Berezovsky combatte con interessati aiuti stranieri.
A chi si riferisce?
Mi riferisco ai servizi segreti occidentali di quei paesi, Stati Uniti in testa, che hanno
sempre sostenuto loligarchia eltsiniana non solo perché questa garantisce affari
facili nel mercato russo ma perché costituisce una garanzia contro il rischio di una
Russia stabile e potente, uneventualità che spaventa molto lOccidente. Sarà
poi solo una coincidenza, ma dopo Beslan il gradimento del presidente americano Bush è
salito di undici punti percentuali.
Quindi, in conclusione, chi ci sarebbe dietro al sequestro nella scuola di Beslan?
Per compiere azioni come quella di Belsan ci vuole la manodopera, che è cecena ma che
potrebbe anche essere di altre nazionalità caucasiche, i soldi, che sono di Berezovsky e
dei suoi amici oligarchi e mafiosi, e lorganizzazione logistica. Questultima
può essere gestita in parte con la corruzione della autorità locali, ma necessita anche
di un livello di organizzazione superiore. E secondo me qui entra in ballo lo zampino di
qualche servizio segreto occidentale. Non ho elementi per provarlo, ma sono certo che è
così. E lo è pure Putin, anche se non lo dice esplicitamente. Ma è questo che intendeva
secondo me quando, nel suo ultimo discorso alla nazione, ha parlato di forze
esterne che minacciano la stabilità della Russia.
Non ritiene che questa sua spiegazione dei fatti finisca per fare troppo il gioco di
Putin, che comunque ha delle gravi responsabilità per il modo in cui gestisce la crisi
cecena, per le brutalità che i militari russi hanno compiuto e stanno compiendo in
Cecenia?
Mi rendo conto che quello che dico possa far piacere al Cremlino. Ma a me questo non
interessa, non è certo mio interesse adulare Putin. Io dico solo quello che so, quello
che capisco in base alla mia esperienza in merito a queste faccende. Se la verità finisce
per favorire Putin non è affar mio.
Già, la verità. Sembra che la prima vittima della tragedia di Belsan sia stata
proprio la verità, vista la censura che le autorità russe hanno imposto ai giornalisti
non allineati che stavano cercando di andare in Ossezia: Anna Politkovskaya
(Novaya Gazeta) avvelenata in aereo, Andrei Babitsky (Radio Free Europe) arrestato per
teppismo, Amro Abdel Hamid (Al-Arabiya) arrestato allaeroporto, due reporter
georgiani (Rustavi 2) fermati a Beslan. Cosa ne pensa?
La censura della libertà di stampa è una delle più importanti ed efficaci armi con cui
Putin combatte la sua guerra per il controllo dellopinione pubblica russa e
mondiale, che non vuole venga influenzata da giornalisti liberali vicini
allambiente degli oligarchi e quelli dei gruppi di pressione occidentali.
dal sito www.giuliettochiesa.it
Per approfondimenti vedi anche "La palude di Vladimir Putin"
(Megachip 10/9/2004)
Gli altri articoli del sito sullargomento:
Cecenia: a chi non piace la
pace? (febbraio 2004)
Gli untori
della guerra (luglio 2003)
Cinque miti sui Ceceni
(settembre 2002)
Laltra faccia della
guerra in Cecenia
(febbraio 2002)