|
|
La Russia spinta ad est |
Neanche messo alle strette dal suo intervistatore e vecchio amico Giulietto
Chiesa, Mikhail Sergheevic si lascia andare. Non cede. Davanti all’elenco dei
provvedimenti e delle manovre antidemocratiche di Vladimir Putin, Gorbaciov non
esita: «lo sostengo». Non dà molte spiegazioni, anzi stringe soltanto le
spalle e dice: «non dimenticare che cosa ha trovato quando è arrivato al
potere cinque anni fa. Il disastro era allo stadio terminale».
Quello che ha trovato lo racconta molto bene Elena Tregubova nel suo libro
rivelazione I mutanti del Cremlino.
Per Gorbaciov è probabilmente un libro che indirettamente gli rende giustizia
perché dice senza mezzi termini chi sono stati in Russia i riformatori
democratici che l’Occidente ha sostenuto, Eltsin in primis. La Tregubova era di fatto della partita, poi ha deciso di
uscirne e di rivelarne gli intrallazzi. Oggi, perseguitata da quello stesso
potere che per anni ha sostenuto, vuole assurgere frettolosamente a campionessa
della libera stampa. Ne conosciamo molte di queste figure, anche in Italia.
Ma il problema è un altro. Perché Putin non piace affatto agli
occidentali? Eppure viene fuori, nominato delfino, da quella stessa cricca su
cui per dieci anni la classe politica ed economica occidentale ha contato per
instradare la Russia verso la piena democrazia. E’ lampante si dirà: Putin ha
concentrato tutto il potere nelle sue mani. Dai grandi colossi del gas e del
petrolio fino ai mass media. Verissimo. Ma soprattutto, e questo non lo si può
dire, non fa quello che da lui ci si aspetterebbe: mettersi da parte ed aprire
“generosamente” il suo paese al “libero” sfruttamento delle sue immense
risorse.
La Russia guarda alla Cina e stringe con essa alleanze militari mai viste,
perché l’Europa gli ha chiuso le porte. Alzando barriere protezionistiche e
burocratiche da guerra fredda. E giocando insieme all’America alle rivoluzioni
colorate: tutte lautamente finanziate e appoggiate politicamente, intelligence
a parte. Da questa Europa, la Russia ha ben poco da ricavare e – aggiungiamo
noi - ben poco da imparare.
E’ il solito discorso delle regole. Che valgono solo per gli altri. Ci
sono interferenze e interferenze. Ci sono brogli elettorali e brogli elettorali.
C’è mercato libero e mercato libero. I primi sono per i progresso della
libertà, i secondi - che poi sono uguali ai primi (ma messi in atto dai
“cattivi”) - violazioni di
sacrosanti diritti umani e leggi internazionali. L’Unione Europea
“americana” è totalmente schizofrenica e spesso in cattiva fede. Per questo
la Russia volge il suo sguardo a Pechino. Da lì almeno non c’è
pericolo che le giungano lezioni di democrazia.
Articoli
di riferimento :
Parlando
con Gorbaciov
28-11-2005 di Giulietto Chiesa