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CECENIA:
A CHI
NON PIACE LA PACE? |

(unintervista
di Ljudmila Korotkova al corrispondente
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- Lei si reca regolarmente in
Cecenia al seguito di missioni umanitarie. Che impressioni ha ricavato dal suo ultimo
viaggio? Qualcosa sta davvero cambiando laggiù? Cè speranza che la situazione si
normalizzi?
- E vero, mi reco abbastanza spesso in
Cecenia e non solo con le organizzazioni umanitarie ma anche come
giornalista. Ogni anno ci vado in genere due o tre volte, la penultima mi ci son fermato
due mesi. Le impressioni? Sempre le stesse dopo ogni viaggio: angoscianti. La guerra
daltronde non può suscitare altro...
Lei mi chiede se qualcosa sta cambiando in
Cecenia? Beh, forse non vi è più guerra nel senso classico del termine, con una linea
del fronte, con attacchi e contrattacchi; e non cè neanche più una vera e propria
guerra civile, combattuta da formazioni locali schierate in parte coi miliziani ceceni e
in parte coi federali. Fino a non molto tempo fa invece era ancora così...
Non me la sentirei di chiamare guerra
civile il conflitto che perdura tuttora in Cecenia, perché di solito ad una guerra
civile prende parte lintera popolazione o quasi. Adesso come adesso invece laggiù
la maggior parte della gente cerca solo di vivere, o sopravvivere, in pace. Con qualche
forzatura la si potrebbe invece classificare come guerra per bande, anche se forse sarebbe
più esatto definirla una guerra terroristica.
E un accadimento nuovo nella storia
dellumanità, non si era mai visto niente del genere prima dora: e si tratta
di una guerra che si combatte non solo in Cecenia ma nel mondo intero.
- Lei vuol forse dire che col
tempo il conflitto in Cecenia sia degenerato sino a trasformarsi in una guerra
terroristica?
- Già prima a stento la si poteva definire
una guerra civile vera e propria, perché anche tra i ceceni non vi era univocità di
progetti riguardo al futuro del paese, se dovesse rimanere legato alla Russia oppure no.
Gli stessi ceceni si prefiggevano obiettivi diversi in merito, ma ad ogni modo era ancora
qualcosa di simile ad una guerra civile...
Adesso invece è guerra terroristica e basta,
e una delle due parti prende iniziative militari contro il mondo intero, e le prende in
nome dellIslam e sotto le sue bandiere. Peraltro in Russia cè una quantità
di gente che crede alla religione musulmana e tuttavia non approva questa moderna guerra
santa: si pensi al Tatarstan, alla Baskiria (dove i tatari sono numerosissimi) e alle
repubbliche del nord del Caucaso. Quindi è anche sbagliato chiamarla guerra di religione
tout court, perché le cause che la determinano non sono religiose.
In questa guerra i comandanti militari si
richiamano alla religione, ciò è
innegabile: ma se vogliamo essere davvero obiettivi ammetteremo che si tratta perlopiù di
un gioco di soldi, di sfere dinfluenza e di una ben precisa visione del futuro
ordine mondiale.
Quella attualmente in corso in Cecenia è una
guerra strisciante che fa soffrire tanto i federali quanto i ceceni stessi.
Sarei un irresponsabile se dicessi che si
può sperare in una normalizzazione. Oramai nella politica internazionale vige la legge
dei vasi comunicanti. Se non vi è stabilità in Iraq non può esserci neanche in Cecenia,
e non può esserci stabilità in Iraq se non cè in Afghanistan: le cose oggi
funzionano così.
E
una nuova fase nella storia del mondo, e molti hanno già capito dove potrebbe condurci
tutto questo. Si tratta di un rivolgimento a carattere planetario, presumibilmente ne scaturiranno condizioni di vita differenti e un nuovo ordine di
valori.
Io
ho cominciato a schiarirmi le idee dopo lattacco terroristico alla
Dubrovka, il teatro moscovita. Ero là, e ad un tratto mè balenato il
pensiero che stavamo tutti cominciando a vivere in un mondo radicalmente nuovo. Di fatto
la guerra era arrivata fin lì: ledificio del teatro occupato da uomini armati e con
le cinture imbottite di esplosivo, gli ostaggi... Ma soltanto duecento metri più oltre,
in un caffé aperto, la gente stava seduta a bersi il thé e osservava ogni cosa, il va e vieni dei soldati, lagitarsi frenetico dei giornalisti...
E
tutto avveniva in contemporanea ma come su due piani differenti: e questo è davvero un carattere peculiare del mondo contemporaneo.
Voglio
dire che da adesso innanzi vivremo tutti in una sorta di guerra permanente ma allo stesso
tempo perlomeno finché non ne saremo toccati di persona la seguiremo solo a
livello di mezzi di informazione, in una sorta di coinvolgimento puramente virtuale. Si
mangia un boccone, si beve un bicchiere e nel frattempo si guarda alla tivù come si
stanno ammazzando in Iraq o in Cecenia... Non ci faremo neanche più caso, e ci abitueremo
un po per volta a vivere così e a percepire il mondo in questa maniera
assolutamente inusitata.
E questo complicherà ancora di più le
cose...
Penso che in un contesto del genere non possa
esservi speranza di stabilità nè per la Cecenia nè per il mondo in genere.
- Qualè stato, a suo
giudizio, lerrore di fondo? Come è iniziata la guerra in Cecenia? Si può parlare
di responsabilità dei ceceni, di Dudaev?

- Lerrore è stato politico, non
militare. A volte si sbaglia nel tutelare interessi generali, nazionali. Ma non è questo il caso... Qui il potere ha
sbagliato perché ha difeso interessi di parte quando non meramente personalistici.
Ai
politici russi di allora faceva comodo la situazione che sandava creando in Cecenia,
quella crescente e generale instabilità. Sono convinto che Dudaev fosse funzionale a
Elcin e ai suoi scopi. Così, invece di pensare a risolvere un problema si sono
acuite le tensioni, sè attizzato il fuoco che covava sotto la cenere. E la cosa
andava bene a tanti: ai militari che tra unoperazione di guerra e laltra
cominciavano a organizzare le loro tresche in Cecenia, ai narcotrafficanti, ai
commercianti di schiavi (il commercio duomini in Cecenia cera già allora, è
un fatto dimostrato!).
A parecchie persone e gruppi che a quel tempo
avevano una certa influenza conveniva che le cose andassero in un certo modo...
Mi domanda se vi sia una responsabilità dei
ceceni riguardo a quel che è accaduto? Senza dubbio. E come chiedere se i tedeschi
abbiano avuto una responsabilità nellascesa di Hitler al potere e nel conseguente
scatenarsi della seconda guerra mondiale...
I
popoli, specie se non vaccinati dal virus del nazionalismo, spesso seguono ciecamente i
loro capi e in questo sbagliano.
E un problema che riguarda le società
di tutto il mondo, non solo i tedeschi o i ceceni ma qualsiasi altro popolo. Una
responsabilità della gente vi è comunque.
Su questo argomento porto sempre un esempio
assai semplice: ho potuto io stesso parlare a quattrocchi con schiavi che erano
stati liberati dalla loro prigionia in Cecenia.
- Lei dunque in Cecenia ha
incontrato persone in stato di schiavitù? Erano russi?
- Non cerano solo russi laggiù, ma
anche ucraini, bielorussi e un kazako. I ceceni li tenevano con loro in un villaggio.
Alcuni di essi erano stati ridotti in schiavitù dodici anni addietro, ancor prima
dellinizio della guerra.
Col crollo dellUnione Sovietica
cominciò il grande sfacelo, la rovina del paese. Appena i ceceni ebbero sentore di questa
debolezza ne profittarono per tornare subito alle origini: daltronde
listituzione della schiavitù era stata una costante della loro storia, solo durante
lera sovietica erano stati costretti a rinunciarvi...
A volte mi si ricorda che ci sono ceceni
cattivi e ceceni buoni. Mi faccia però fare un semplice ragionamento...
In un piccolo villaggio, poco più di cinquanta case, vengono liberate - e io cero - dodici persone. Peraltro queste
persone confermano che nel villaggio gli uomini in stato di schiavitù erano venticinque,
e dove siano finiti gli altri tredici è impossibile a sapersi (forse son riusciti a
fuggire, o forse li tengono tuttora nascosti).
Nonostante che loperazione militare volta a liberare quelle persone si fosse svolta
in gran segreto e con ingenti forze, soltanto dodici su venticinque sono state
ritrovate... Cosa significa tutto questo? Che in quel villaggio i ceceni cattivi avessero
al proprio servizio degli schiavi e i ceceni buoni non ne fossero al corrente? E
davvero possibile? Qualsiasi persona sana di mente risponderà che no, non è possibile.
Agli
uomini dellOccidente che si ergono a difensori dei diritti umani e denunciano il
genocidio che si starebbe perpetrando ai danni del popolo ceceno pongo una semplice
domanda: Per voi uno schiavista è un individuo riprovevole oppure no?. La
risposta sarà sicuramente unanime: un uomo
che tiene in regime di schiavitù altri uomini non può che essere giudicato una persona
barbara e crudele. E adesso un secondo quesito: Sapete voi, difensori dei diritti
umani, quanti russi, ucraini, armeni, greci vivessero in Cecenia fino agli anni 90,
e quanti ne siano poi rimasti? Quale genocidio si è dunque perpetrato in Cecenia?.
La mia risposta è che in Cecenia sia stata messa in atto una politica di pulizia etnica
nei confronti degli altri popoli.
Così si è arrivati al disatro, un passo
dopo laltro... Ma il primo passo non è stata laggressione dellesercito
russo ai danni dei pacifici ceceni, bensì il genocidio dei popoli non ceceni in Cecenia:
hanno ucciso, violentato, costretto con la forza la gente ad andarsene da quella terra.
- Tutto questo è avvenuto prima
della guerra?
- Sì, è cominciato prima della guerra.
- Però nessuno ne parlava...
- E vero, agli uomini allora al potere
in Russia non conveniva parlarne, era un problema troppo serio. Non sapevano come
risolverlo e comunque ripeto - faceva
loro comodo che non vi fosse stabilità in Cecenia. Una vera e propria stampa independente
allora non esisteva ancora: così molti non
comprendevano cosa stesse accadendo laggiù e moltissimi non ne erano al corrente, benché
non ci volesse poi molto a capire... (Qualcosa del genere sta avvenendo adesso in
Kazachstan, dove è in corso una sorta di esodo delle popolazioni non kazache).
Dalla repubblica multietnica che era, la
Cecenia si trasformò così in un paese ad ununica etnia.
Quando si è svolto lultimo referendum
in Cecenia i paladini della democrazia hanno plaudito al fatto che i ceceni potessero
finalmente scegliere il loro destino. Ma allora bisognava che fosse concesso il diritto di
esprimere la propria opinione anche agli altri, a coloro i quali da sempre vi avevano
vissuto, come i russi o gli ucraini... Invece di queste persone ci si è dimenticati. E
perché? Eppure quella era stata la loro patria. Generazioni e generazioni vi si eran
succedute, la Cecenia era stata costruita anche con le loro mani... Di questo occorrerebbe
parlare prima di ogni altra cosa, e invece tutti preferiscono tacere, compresi gli
occidentali che difendono i diritti umani. Largomento
di cui sopra è fondamentale, ma essi preferiscono rimuoverlo dalla sequenza del
ragionamento...
Naturalmente sono state anche le ambizioni
personali di Dudaev e quelle di Elcin a dare origine alla questione cecena. Io
ritengo però che, pur in assenza di tali dannosi personalismi, la carta del nazionalismo
e del terrorismo che ne è poi seguito sarebbe stata giocata ugualmente sia a livello
planetario che nella Russia in particolare. Certo, però, che un atteggiamento più
responsabile del nostro governo avrebbe reso le cose più difficili per i nazionalisti: e
invece tutto questo non è stato...
Se vogliamo guardare alle cose in termini
generali, anche gli Stati Uniti dAmerica sono un coacervo di nazionalità
differenti, ma la divisione di quel paese non ha niente a che vedere con le etnie,
viceversa essa è puramente territoriale. Da noi invece fu lo stesso Lenin a collocare
come dire? - la bomba a scoppio
ritardato. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 egli spezzettò infatti la Russia (che
non aveva mai subito divisioni di tipo etnico) in repubbliche nazionali: di
quellerrore imperdonabile adesso paghiamo noi lo scotto.
- Cosa pensa a proposito della
decisione del tribunale di Londra di rifiutare lestradizione di Achmed Zakaev? Uno
degli argomenti addotti a motivare il rifiuto è che per i giudici inglesi gli avvenimenti ceceni non rappresentano nè una rivolta
separatista nè un episodio della guerra antiterroristica bensì una vera e propria guerra
civile innescata dallo stesso governo russo...
- Ho unopinione
totalmente negativa riguardo alla decisione del tribunale
Secondo il mio modo di vedere,
lEuropa - sotto la guida degli Stati Uniti - persegue con smaccata evidenza una
politica basata su due pesi e
Due pesi e due misure: un terrorista in Iraq è un terrorista e basta, un
terrorista
- Ho
letto i documenti del tribunale di Londra. Vi si porta come esempio il bombardamento a
tappeto di Groznyj. E possibile parlare di pura
e semplice operazione anti-terrorismo allorché si bombarda una città intera?

- Io formulo per lintanto un quesito:
cosa sta avvenendo ora come ora in Iraq?
E in atto una guerra civile oppure
unoperazione militare americana contro il terrorismo? Se si tratta di guerra civile,
allora giù le mani dallIraq, rimettete al suo posto Saddam Hussein e che se la
cavino tra loro. Ma se viceversa si tratta di lotta al terrorismo, allora estradate al
più presto anche Zakaev.
Vede
dunque? Due paesi, una situazione simile ma una valutazione dei fatti completamente
diversa: due pesi e due misure, per lappunto...
Ho cominciato questintervista col dire
che viviamo in un mondo nuovo, con nuovi parametri. I terroristi di oggi non sono armati
di doppietta come al tempo della guerra civile in Russia. Hanno cannoni antiaerei,
occupano interi villaggi e paesi. Una dozzina di persone ben addestrate possono
agevolmente impadronirsi di una città di media grandezza. Come combatterli? E
comprensibile che possano verificarsi degli errori. A danno della popolazione civile?
Purtroppo sì.
Sono convinto che durante la loro ultima
operazione antiterroristica gli americani
abbiano ucciso molti iracheni totalmente
innocenti... Allora però dobbiamo metterci daccordo. Perché se vale il principio
dei due pesi e delle due misure non può più
esservi discussione. Vi dovrebbe essere invece un unico metro di giudizio per tutti
quanti.
- Quale
opinione ha sull elezione del primo presidente delle repubblica cecena Kadyrov,
svoltasi il 5 ottobre del 2003? Sui giornali russi da più parti si è sostenuto che i
risultati siano stati falsati...
- E un argomento complesso. Cè
da dire innanzitutto che il presidente Kadyrov è un ex-combattente. Quando ero in Cecenia
spesso si è parlato di Kadyrov ma solo gli appartenenti al suo stesso clan sembrano
sostenerlo veramente. Tutti gli altri, senza alcuna eccezione, sono convinti che sia
salito al potere un bandito. Alcuni gli sono favorevoli, altri no. In generale considerano
Kadyrov uno dei briganti più potenti, in grado di tenere a bada i suoi simili...
Si può valutare positivamente una tale
situazione? In assoluto no, è naturale. Ma da un punto di vista tattico forse si è
trattato di scegliere il male minore.
Personaggi che un tempo erano acerrimi nemici
di Kadyrov, oggi collaborano attivamente con lui. Gli occidentali non conoscono e non
capiscono queste cose, per cui possono pensare che Kadyrov sia un personaggio spuntato
fuori dal nulla. Ma chi vive in Cecenia sa e capisce: anche se si fosse eletto un altro al
posto di Kadyrov, niente sarebbe cambiato...
Per quanto
concerne i supposti brogli elettorali nelle votazioni dellottobre
scorso, non ho elementi per confermarli. E però mia convinzione che qualche broglio
possa esservi stato. Non sono uomo di parte, semplicemente ero laggiù, e ho potuto vedere
molte cose... Diciamo che restano dei dubbi sulla legittimità di quella consultazione
elettorale.
Al momento attuale da noi sono putrroppo
pochi i mezzi dinformazione che tentino di descrivere realmente cosa accada in
Cecenia. Di solito, o abbracciano le posizioni occidentali secondo cui in Cecenia si
starebbe perpetrando un genocidio ai danni della popolazione locale, o al contrario
simpatizzano apertamente per i federali, sostenendo che tutti i ceceni sono canaglie, che
occorrerebbe spazzarli via e deportarli alla maniera di Stalin (e così non danno conto
degli smacchi subiti dai federali).
E io temo che in Russia gli spazi per
linformazione indipendente siano
destinati ad assottigliarsi ancora dopo la vittoria del partito Russia Unita
alle ultime elezioni ed il conseguente rafforzamento del potere attribuito al nostro
presidente. Prima avevamo almeno due poteri in qualche modo distinti, e nel parlamento
sedevano persone seriamente interessate a far luce sugli avvenimenti in Cecenia. Adesso
però il parlamento si è ridotto ad una mera appendice dellesecutivo e i deputati
di cui ho appena detto hanno letteralmente perduto qualsiasi capacità di influenzare il
governo. Da tutto questo si può ragionevolmente dedurre che in futuro i tentativi di far
chiarezza sulla situazione in quella parte del Caucaso saranno condannati al fallimento.
- Vi è
una palese carenza informativa riguardo al numero delle vittime cecene nelle ultime due
guerre (non intendiamo solo i soldati che combattevano nelle file dei federali, ma la
popolazione civile, i ceceni in senso lato). Qualè la sua opinione in merito?
- Purtroppo non sono le uniche cifre di cui
non siamo a conoscenza. Io per esempio non sono mai riuscito ad avere dei ragguagli sui
russi, bielorussi e ucraini morti negli
ultimi dieci anni. Ho capito il vero senso della sua domanda: Quanti ceceni sono
morti in realtà?. Io però continuo a porre laccento sul fatto che in Cecenia
sono state uccise moltissime persone di nazionalità diverse. Ritengo infatti che della
cosiddetta questione cecena abbiano avuto a soffrire più i non ceceni che i
ceceni stessi: e non dovrebbe essere difficile verificarlo.
In
teoria basterebbe infatti prendere i dati statistici e vedere dove son finiti i non ceceni
che abitavano in quel paese. Ne emergerebbe un quadro generale di sufficiente chiarezza: i
civili ceceni hanno ammazzato (e depredato, e cacciato con la forza) un numero di persone
superiore a quello dei ceceni morti complessivamente negli ultimi dieci anni, compresi
quelli uccisi per mano dellesercito federale.
Gli occidentali che si preoccupano di diritti
umani manifestano una sorta di amnesia di fronte a quelle vittime, uomini e donne non
ceceni ma che in Cecenia vivevano, e sono stati massacrati, fatti oggetto di violenza,
ridotti in schiavitù.
La verità è che per certi circoli
occidentali la questione cecena rappresenta un asso nella manica, un asso che potrebbe
ridursi al due di picche se si ricordassero con obiettività tempi, modi e vittime di
questa carneficina infinita. Si preferisce allora ricorrere alla summenzionata politica
dei due pesi e delle due misure...
AllOvest si finge di credere che nella
Cecenia vi siano soltanto ceceni e basta, ma la realtà è diversa. In questo senso io
dico che la sua domanda va posta altrimenti.
Occorre chiedersi in primo luogo quanti non ceceni siano periti prima che le truppe
federali entrassero in Cecenia, a partire dal crollo dellUnione Sovietica. Al
momento attuale è difficilissmo rispondere a tale quesito, e vado subito a spiegarne il
motivo.
Quando in Cecenia ebbero inizio i primi
disordini a sfondo nazionalistico dappertutto i russi furono cacciati dai posti di lavoro,
compresi gli archivi (parliamo di fatti accaduti a partire dal 1987).
Se
si vuole correttamente comprendere la situazione cecena bisogna cominciare di lì. Da
intere famiglie non cecene cacciate via in malo modo, spinte a forza sui treni. A nessuno
interessava dove sarebbe andata a finire quella gente col fagotto in mano, se a
Stavropol o a Mosca.
Bisogna partire dalle ragazze, dalle donne
violentate. A tale proposito mi ricordo di due o tre processi per violenza carnale a
giovani russe, celebrati allepoca in cui Dudaev era salito al potere e che furono
anche trasmessi alla televisione. In quel modo lui tendeva a dimostrare di non essere un
nazionalista. Per un delinquente che si condannò, altri cento restarono impuniti.
A quel tempo se gli occidentali avessero
voluto saperne di più non avrebbero faticato a reperire testimoni pronti a raccontare
quelle violenze. E invece le persone che le hanno subite non hanno trovato nessuno che li
volesse ascoltare, nè il governo russo nè i paladini dei diritti umani. Nessuno ha
prestato ascolto alle loro voci perché avrebbero turbato il quadretto edificante che, per
motivi diversi, russi ed occidentali serano creati della Cecenia in quel particolare
momento storico.
Se volessimo sul serio approfondire il nostro
studio scopriremmo che la Cecenia semplicemente non esisteva prima del diciannovesimo
secolo, e allinizio del ventesimo non si dava una definizione concreta di
ceceno. Allora in quella terra vi erano i circassi, i ceceni vi comparvero solo molto più tardi. Non avevano
un loro territorio specifico...
Ma anche questo è un argomento su cui pochi
desiderano soffermarsi. In generale, i sostenitori dei diritti umani hanno una scarsa
propensione a confrontarsi con le radici nazionali, con la storia. Noi però abbiamo a
disposizione le fonti cecene, gli storici ceceni che descrivono usi e costumi della loro
gente. Essi ci raccontano che il ragazzo ceceno diventava uomo solo dopo aver ucciso o
rubato un cavallo, o rapito la sua promessa sposa. Quali altri popoli della Russia vantano
simili tradizioni? Solo i ceceni. Bisogna essere oggettivi e considerare tutto quel che è
accaduto negli ultimi anni anche alla luce del loro comportamento...
Sono consapevole del fatto che mi si possa
accusare di nazionalismo per queste mie parole: ebbene, io non sono mai stato un
nazionalista bensì un internazionalista. Certo, sono un patriota della mia terra, la
Russia, una terra che si è sempre caratterizzata per la pluralità delle sue etnie.
Non
dirò certo che i russi siano migliori degli altri. Mi si conceda però una semplice
constatazione: quale soldato russo taglierebbe la testa al suo nemico? I ceceni invece lo
fanno, e non solo ai russi che considerano ostili ma ai loro stessi compatrioti. Nel corso
del mio ultimo viaggio in Cecenia hanno mozzato il capo ad un emiro e lo han buttato nei
pressi di una moschea: lho visto coi miei occhi...
Mi permetta di tornare ancora un momento al
suo quesito di partenza, sulla possibilità che qualcosa possa cambiare in Cecenia...
Negli ultimi tempi è divenuto chiaro che
laggiù non si combatte per un ideale. In primo luogo si combatte sulla base di ordini che
vengono dallesterno: che sia Bin Laden o qualcun altro, vi è comunque una potente
centrale del terrore a livello planetario... Eppoi si combatte per bieche ragioni di
danaro, per rubare il petrolio. Penso che in questo traffico siano coinvolti i nostri
militari, è evidente che anche loro si ritagliano una fetta della torta. Ne derivano:
regolamenti di conti tra criminali, la spartizione dei territori ove si trova il petrolio.
La guerra dura a lungo anche perché cè un grande afflusso di danaro.
Quando mi recai in Cecenia per la prima
volta, potei vedere quel che rimaneva di un convoglio destinato ai miliziani ceceni che
era stato distrutto dalle artiglierie federali (eravamo a Etum-Kale, un territorio
montuoso quasi al confine con la Georgia). Bene, si trattava di una settantina di cavalli
la metà dei quali trasportavano sacchi pieni di dollari. Non so dire se si trattasse di
danaro autentico o falso perché me ne andai rapidamente via di là. La cosa sicura è che
in Cecenia girano moltissimi soldi...
Eppure anche questo aspetto a molti sembra
non interessare granchè. A Londra avrebbero dovuto forse tenerne conto, prima di prendere
certe decisioni...
- Cosa
pensa delle donne cecene che si fanno saltare in aria? A noi ricordano le rivoluzionarie
russe dellinizio del XX° secolo...
- Sì, forse tra loro vi è qualche tratto in
comune.
- Non le
sembra che si tratti di un fenomeno tipico dei paesi asiatici?
- Non lo credo. Si sono viste cose simili in
Irlanda (i militanti repubblicani
Se non accettiamo questo postulato è il concetto stesso di umanità che
- Non
pensa anche lei che loccultamento di uninformazione obiettiva favorisca non la
paficazione bensì il suo contrario, linfinito prolungarsi dei conflitti, col
risultato che la gente si riduce a pura e semplice carne da macello, da usarsi nei modi più svariati?
- Sicuramente. Da noi molti politici
adoperano i mass-media come unarma, e invece
non dovrebbe essere così. Ci si contrappone, ci si divide in bianchi e neri, si perde di
vista lobiettività e si punta a meri interessi di parte. Perciò io sostengo la
necessità di una stampa indipendente che lavori in favore della normalizzazione, della
stabilità, della pace.
Purtroppo però da noi in Russia si
prospettano tempi duri per la libera informazione...
Ljudmila V. Korotkova
(traduzione dal russo di Gianni Piovano)