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CINQUE MITI SULLA CECENIA |
Traduzione
di Giuseppe Iannello da Celovecnost N .1(7)
La macchina ufficiale della propaganda, a servizio della
guerra in Cecenia, lavora a pieno ritmo. Il suo scopo è il lavaggio di massa del
cervello, formare nella coscienza della
società limmagine del nemico (del nemico cattivo) e dare fondamento alle ragioni delle
nostre azioni. Per questo si riscoprono miti, vecchi e nuovi, che
affondano le loro radici ancora nei tempi dello zarismo e di Stalin.
Proviamo a passarne
alcuni fra i più diffusi al vaglio dei fatti e della logica
1. La Cecenia fa da sempre parte della Russia.
La conquista della Cecenia da parte dellImpero russo
cominciò allinizio del XVIII secolo e si compì alla meta del XIX. Lo scopo degli
zar era lassoggettamento delle
popolazioni montanare o lo sterminio di quelle irriducibili (Nicola I). Nel corso
della conquista i ceceni furono cacciati dalle terre fertili e sospinti verso le montagne;
furono deportati in Turchia e i loro villaggi
annientati (la da sempre russa città di Groznij fu fondata al posto di villaggi ceceni distrutti). Per 80 anni , dal 1780 al 1859, i
montanari condussero contro i colonizzatori una lotta armata, il cui culmine fu la Guerra
del Caucaso (1817-1859), la più lunga guerra coloniale della storia. Nella repressione
dei montanari, al cui comando cera limam Sciamil, furono lanciate più
truppe che contro lesercito di Napoleone. E ciò nonostante la popolazione cecena
continuò tenacemente ad opporsi ad entrare a far parte dellimpero. Un
corrispondente di guerra di un giornale moscovita scrisse:
La Cecenia è nostra solo là dove cè qualche nostro distaccamento; appena il
distaccamento si sposta, anche questo posto cade nelle mani dei ribelli. Molti
soldati russi, non volendo prendere parte allavventura coloniale, disertarono e
fuggirono in Cecenia, libera dalla servitù della gleba: nellesercito di
Sciamil questi soldati costituirono un reggimento russo a sé. Le forze democratiche
e rivoluzionarie in tutto il mondo salutarono lo scontro anti-imperiale nel Caucaso come parte della lotta mondiale di
liberazione . I popoli dellEuropa dovrebbero prendere esempio dalla lotta dei
montanari per la libertà contro lo zarismo russo scrivevano in quel tempo
Marx e Engels.
Ma le forze in campo
erano troppo diseguali. Dopo decenni di
sanguinose campagne militari lo zar riuscì a soffocare la resistenza dei popoli caucasici
e ad annetterli con la forza allimpero.
Questa la realtà dei fatti a riguardo del presunto fondamento
storico del diritto delle autorità russe al possesso della Cecenia.
2.
I Ceceni sono una
nazione di banditi; la tendenza al brigantaggio e al rapimento sono una loro
particolarità etnica
Nella
storiografia russa del XIX secolo si ammette che sul piano delle scorrerie banditesche nel
Caucaso, fin dallinizio (già nel XVIII secolo) non furono i ceceni ad essere i più
attivi, bensì i cosacchi russi sparsi a ridosso della linea caucasica lungo
il fiume Terek. Gli attacchi e i saccheggi sistematici di questultimi
costrinsero i ceceni a dimorare lontano dai loro bellicosi vicini; vivere entro i limiti
della raggiungibilità dei russi era considerato dai ceceni segno di grande coraggio. In
seguito le scorrerie furono praticate da ambo
le parti ed ebbero un carattere concordato: i cosacchi, spesso con
lapprovazione dei governi, permettevano volutamente ai ceceni di compiere i loro
raid per poi avere motivo di compiere spedizioni di ritorsione e conquista del
bottino. (Non ci ricorda tutto ciò la storia dellazione del gruppo di Basaev in
Daghestan?)
Per
quanto riguarda rapimenti e uccisioni di ostaggi il record non appartiene ai ceceni. Un
sistema di presa in ostaggio di massa era ampiamente praticato nel Cauacaso proprio dai comandanti militari russi, in
particolare dall eroico generale Ermolovym ( facciamo notare che ciò
accadeva molto prima della comparsa dei bolscevichi che, come adesso è a tutti noto, acquisirono questo
barbaro metodo). Moltissimi degli ostaggi venivano rastrellati nei villaggi e subito
impiccati in caso di qualsivoglia tradimento
o insubordinazione da parte dei montanari; per questa ragione spesso ne ebbero a soffrire
non soltanto i parenti degli accusati ma semplicemente i primi che capitavano.
Se
parliamo poi dellaumento della criminalità e dei rapimenti nella Cecenia dei nostri
giorni, nel periodo intercorso tra le due
ultime guerre, allora dovremmo porci la domanda: cosa sarebbe accaduto in Russia se le sue
città e i suoi villaggi fossero stati trasformati in rovine e leconomia
praticamente annientata, così come è accaduto alla Cecenia a seguito della prima guerra?
In condizioni di quasi completa assenza per la gente delle normali fonti di sussistenza e di generale esasperazione,
non sarebbe forse aumentato il numero dei delinquenti? Senza ombra di dubbio possiamo
affermare che fra i russi non avremmo trovato, in questo caso, meno gente desiderosa di
risolvere con la violenza i suoi problemi che fra i ceceni.
D'altronde
in bocca alla propaganda ufficiale russa, governativa e militare, lindignazione per
il terrorismo e banditismo ceceno appaiono nel complesso il massimo del
cinismo. Gente che autorizza, mette in atto e giustifica il terrorismo di stato, che ha la
responsabilità di uccisioni di massa, torture, stupri, maltrattamenti di abitanti
pacifici, amputazioni delle orecchie e via di seguito, non ha alcun diritto ad intervenire
in veste di tutore della legalità.
3.
Durante la seconda
guerra mondiale i ceceni hanno collaborato in massa con le forze di occupazione hitleriane e a causa di ciò furono deportati.
In
realtà soltanto un piccolo lembo di territorio ingusceto fu occupato dalle armate
tedesche; la Cecenia non subì affatto loccupazione. Per questo non ci poteva essere
nessuna collaborazione di massa dei ceceni con gli occupanti per il solo fatto
che gli occupanti non cerano. E di conseguenza non ci fu nessun cavallo
bianco offerto dagli anziani a Hitler in segno di fedeltà. Ciò che cè stato
in realtà fu la lotta armata dei ceceni contro la tirannide imperiale staliniana, che
ebbe come risposta il genocidio in forma di deportazione.
Linsurrezione
cecena non aveva alcun legame con lespansionismo nazista della Germania: essa ebbe
inizio ancora nellinverno del 1940, quando cioè Hitler e Stalin erano amici e
alleati. Linsurrezione era la logica conseguenza della politica coloniale di Stalin
nel Caucaso, che continuava ed aggravava la tradizione zarista
Ecco
gli antefatti.
Durante
la guerra civile in Russia, la popolazione ceceno-ingusceta nella sua maggioranza sostenne
la rivoluzione. LArmata Rossa Cecena diede attivamente battaglia ai bianchi:
avanzando verso Mosca, il generale Denikin fu costretto a lasciare un terzo delle sue
armate nella Cecenia-Inguscetia . Dopo la vittoria dei rossi, la Cecenia entrò a far
parte della Repubblica delle Montagne, e successivamente ricevette una sua propria
autonomia. La prima metà degli anni 20, quando a capo della Cecenia si trovavano i
rappresentanti dellintellighenzia nazionale di sinistra, sostenuta dal popolo, fu il
periodo forse più tranquillo e favorevole della sua storia. Tuttavia in conseguenza del
rafforzarsi nellURSS di un regime burocratico, la situazione incominciò a cambiare.
Nel 1925 la dirigenza della Cecenia fu rimpiazzata da figure apertamente fedeli a Mosca ed ebbero inizio le
operazioni a vasto raggio del NKVD contro gli elementi potenzialmente non affidabili. La
forzata collettivizzazione scatenò in Cecenia le rivolte degli anni 1929-32 che furono
soffocate con laiuto di feroci repressioni (soltanto nel 1932 furono eliminati 35000
uomini). A ciò seguì il terrore della seconda metà degli anni 30
.
Ma
tra i ceceni erano ancora vive le tradizioni della lotta di liberazione e
lindignazione popolare assunse la forma
di una insurrezione di massa. Adesso gli insorti, a differenza di un tempo, non davano battaglia in nome della fede,
dellIslam: lideologia del movimento, condotto da rappresentanti
dellintellighenzia, formatasi ormai in epoca sovietica (lo scrittore C. Izrailov, il
giurista M. Sceripov , fratello del represso leader dei bolscevichi ceceni e altri) divenne lotta di liberazione nazionale
contro limperialismo rosso. I ribelli rovesciarono i governatori
staliniani in unintera zona delle regioni di montagna e proclamarono la costituzione
di un governo nazionalrivoluzionario temporaneo ceceno-ingusceto. Le azioni
militari proseguirono per circa tre anni, durante i quali le forze insurrezionali non
ricevettero alcun sostegno da Hitler. Il
Grande partito dei fratelli del Caucaso, che conduceva la ribellione, rifiutò
inequivocabilmente la possibilità di unalleanza con i nazisti. Fu soltanto nel
1942, dopo massicci bombardamenti aerei, che le forze del NKVD riuscirono a soffocare la
resistenza cecena.. Nel 1944 i ceceni, come anche una serie di altre popolazioni indomite,
furono completamente deportate dalla loro terra natale. Nel corso di tale deportazione
morirono più di 130 mila persone, tra le quali 72 mila ceceni e ingusceti.
4. Lattuale
operazione delle truppe russe in Cecenia è la risposta allinvasione cecena del
Daghestan e ai palazzi fatti da loro saltare a Mosca.
Secondo
quanto affermato da S. Stepascin, a capo del
governo fino allarrivo di Putin, la preparazione della campagna contro la Cecenia
era iniziata alcuni mesi prima degli avvenimenti nel Daghestan, ancora nella primavera del
1999. Il raid di Basaev è stato semplicemente sfruttato come motivo per scatenare la
guerra. Ma anche se mettessimo da parte la piuttosto verosimile versione del conflitto
concordato e dei contatti preliminari tra Basaev e lamministrazione
eltziniana, la tesi delladeguata risposta della Russia
allaggressione appare allo stesso modo quanto mai dubbia. Quando reparti russi
combatterono in Abchazia per la sua
secessione dalla Georgia ( per inciso, insieme allo stesso Basaev), a nessuno, chissà
perché, è saltato in mente che, a mo di risposta adeguata, la Georgia
dovesse dichiarare guerra al Cremlino e mandare la sua aviazione a bombardare Mosca. Allo
stesso modo la partecipazione di mercenari russi in azioni militari in Bosnia e Kosovo a
fianco di Milosevic non ha portato alla pulizia del territorio russo dalle
comunità albanesi o bosniache.
Per
quanto riguarda gli edifici fatti saltare, non cè nessuna prova o documento che
confermi la responsabilità di strutture cecene nella partecipazione a questi atti
terroristici. Al contrario, si hanno gravi motivi per pensare che le esplosioni siano
state organizzate dagli stessi servizi segreti russi.
Nellautunno dello scorso anno a Rjazan è stato rinvenuto dagli
abitanti e dalla polizia locale dellesplosivo in un seminterrato di un palazzo ad
uso abitativo. Nellaffare si è subito immischiato
il FSB che dichiarò che erano state condotte delle esercitazioni e che quello che sembrava esplosivo erano solo
dei sacchi di zucchero (sacchi che naturalmente furono sequestrati allistante). Nel
frattempo la perizia, condotta a Rjazan subito dopo il ritrovamento dei sacchi,
dimostrava che nei sacchi si trovava effettivamente una miscela esplosiva con un
detonatore da guerra. Perché i servizi hanno mentito? Non è forse perché era andato in
fumo il consueto premuroso provvedimento che avrebbe dovuto dimostrare ancora
una volta la ferocia cecena?
5. Se
restituiamo la Cecenia ai cecena, la Russia si disintegrerà
Se
un popolo è trattenuto a forza allinterno di uno stato, questo stato è un impero,
ed esso come tale si disfarrà, poiché il
disfacimento degli imperi è una legge obiettiva della storia. Tutti i
grandiimperi esistiti nella storia si sono alla fine dissolti, anche se chi li
governava non ha lesinato sangue per mantenere i suoi possedimenti coloniali. Così il
mantenimento forzato della Cecenia è la strada diretta alla disintegrazione garantita della Russia .
Unautentica
unità della Federazione Russa può fondarsi solo sulla volontaria aspirazione dei popoli
che ne fanno parte a vivere insieme. Il rispetto del diritto di ciascun popolo alla libera
autodeterminazione è la norma fondamentale di una democrazia, supposto necessario di questa unità.
A.G.